Pagina:La Divina Commedia Napoletano Domenico Jaccarino-Nfierno.djvu/176

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tere il giogo papalino, che pesa ancora abbastanza sulla coscienza delle classi meno istruite; ed eccita e solleva il popolo a penetrarsi del concetto nazionale, che non sempre si trova compreso da tutti, malgrado diversi anni di statuto. Gustavo Modena prima, ed Ernesto Rossi dopo, sono i due più chiarì e migliori commentatori che io mi abbia conosciuto di Dante, perchè un canto della Divina Commedia da loro declamato mi era più evidentemente chiaro e meglio interpretato, che non leggendone i moltiplici commenti degli annotatori.

Il chiaro Jaccarino si rende pei napoletani il più felice interprete del divino poema, e per tal modo si rende in alto grado benemerito del popolo che istruisce, e del paese al quale somministra un nuovo mezzo di progresso e di civiltà.

Gazzetta del Popolo di Torino — Anno XXII. N. 299-27 Ottobre 1869.)

N.° 30.

Il cav. Jaccarino di Napoli ha cominciato la traduzione in dialetto napoletano delle tre cantiche di Dante. Il prezzo di ciascuna dispensa è di L. 2. Dirigersi all’autore in Napoli, 38, Ponte di Ghiaia.

(Il Calabro di Catanzaro — Anno I. N. 73. — 28 Ottobre 1869.)

N.° 31.

Il Dante popolare — L’indefesso e forbito scrittore sig. cav. Domenico Jaccarino, fondatore della società dei Salvatori in Italia, dopo molti anni di durate fatiche fu finalmente al caso di mettere definitivamente alle stampe il suo Dante popolare, ossia la Divina Commedia in vernacolo napoletano, lavoro colossale che meritò un sincero encomio dal prof. Zahn alla reale Accademia di Berlino, e si ebbe la superiore approvazione dall’ex ministro della pubblica istruzione comm. Coppino.