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e senza assistenza. Se il movimento operaio femminile determina spostamenti troppo rapidi di mestieri maschili, noi rischiamo di vedere uomini oziosi o peggio, disinteressati del peso finanziario della propria famiglia, con nessun vantaggio della prosperità e del benessere di questa.

Quando un padre di famiglia comprende di avere nelle proprie figliuole elemento di guadagno, le addestra subito alla vita e ricerca tutte le occasioni per impiegarle nelle fabbriche, nelle officine, senza curarsi sempre dei pericoli e delle insidie della vita esterna, del danno fisico che ne deriva, pur di assicurare alla casa un più largo contributo finanziario. Di questa nuova tendenza generalmente si abusa e vediamo facilmente concedere alle donne quei mestieri che gli uomini non sono alieni di abbandonare.

Non è possibile guardare senza pietà la donna spazzina, conduttrice di tramway, fattorina postale. Quanto logorìo di nervi e quale attentato alla purità femminile! Perchè non si lasciano invece alla donna quei mestieri adatti alla sua natura, non in disaccordo con la prima sua funzione, la maternità? Io penso che un gran benefizio verrebbe alla donna dal lavoro dei campi; e già s’è veduto in questo periodo di guerra come molti terreni siano stati resi fruttiferi dalla assidua opera femminile. L’agricoltura mi pare che si presti particolarmente all’indole della donna. L’attesa a lungo termine, la pazienza, la facile rassegnazione, sono qualità essenzialmente femminili. E, se la distruzione accidentale di un seminato o di un raccolto la trova più docile, la contemplazione che l’assistenza alla terra determina, ne eleva lo spirito senza che il corpo deperisca e la sacra funzione della maternità ne sia attentata.