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la donna e il lavoro 87


popolazione di 11.822.912 donne 4.535.340 avevano anche prima della guerra una professione specificata; 7.287.572 lavoravano nelle loro famiglie. Ma noi sappiamo che, specialmente nel mezzogiorno d’Ita­lia, il lavoro non organizzato su larga base industriale si compie in buona parte a domicilio, nel tempo lasciato libero dalle cure domestiche; possiamo perciò ritenere che anche prima della guerra la partecipazione femminile al lavoro avesse dimostrato la sua importanza.

Da quanto ho esposto si potrebbe argomentare che l’eguaglianza dei sessi sia un fatto riconosciuto, ammesso e che la donna non abbia da far altro ormai che proseguire per la sua via a fianco dell’uomo, in un regime di perfetta giustizia.

Ahimè quanto siamo ancora lontani da questo ideale! Notiamo intanto, col senso di profonda tristezza con cui si guardano le inveterate ingiustizie, che il lavoro femminile equiparato al maschile, quanto a rendimento, non lo è affatto in quanto a salario; che le condizioni di femminilità, di maternità che dovrebbero dare diritto alla donna ad un trattamento di favore si ritorcono contro di lei. Infatti si ha così poca considerazione per la femminilità e la maternità nelle classi meno abbienti, che si trova naturalissimo che una donna fresca di parto riprenda, ancor stremata di forze, le più dure fatiche; e se ne ha tanta nelle classi più fortunate che sol perchè la donna deve fare la donna (uso la frase sacramentale), le si nega il diritto di voto e la si mantiene in seno alla famiglia in condizione di minorità. Per qual motivo? Perchè si è sempre fatto così? Non si dà risposta più convincente. Quando ci si sofferma a considerare la granitica solidità di certe costruzioni mentali, si vorrebbe che il cervello umano