Pagina:La Ferrovia Genova-Piacenza per la valle di Trebbia.djvu/14

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per Bisagno e Fontanabuona e Trebbia il commercio futuro troverebbe disponibile questa seconda grande arteria tutt’affatto indipendente, per la sua destinazione nella valle padana.

Ma v’ha di più. Dovendo questa apparente succursale essere per necessità esercita dalla Società delle Mediterranee, padrona della linea a cui s’innesterebbe a Busalla, verrebbe eliminata la possibilità di veder costrutta la nuova linea da un’altra Società che potrebbe essere l’Adriatica, la quale colla sua rete giunge appunto a Piacenza. Si perderebbe quindi il grande vantaggio della concorrenza nel movimento ferroviario dal primo porto del Regno alla valle del Po, da Genova alle provincie lombarde.

Queste sono le ragioni d’ordine generale, che di per se stesse potrebbero bastare per far preferire il tracciato diretto dal Bisagno in Trebbia per la testata di Fontanabuona. Ma altre ve ne sono, d’ordine tecnico, di primaria importanza.

Quantunque nella sommaria, troppo sommaria, relazione del progetto Oliva-Renaj, non sia indicato il suo punto culminante, un dato della massima importanza, perchè da questo dipende tutto il calcolo della lunghezza virtuale della linea, e quindi delle spese di trazione, pure, come lo sbocco della galleria, si trova a monte di S.ta Brilla, il punto culminante riuscirà ad un’altezza da 720 a 730 m. sul livello del mare.

Ne consegue che il tracciato in discorso si trova in condizioni altimetriche assai peggiori di quello studiato da noi attraverso il Monte Camolajo, che aveva il punto culminante a 670 m., e che, appunto per questa elevazione eccessiva, soltanto per questa, si è dovuto abbandonare.

Ora quando si pongono a raffronto i punti culminanti dei due tracciati, quello per Casella, supponiamo pure a 720 m.,