Pagina:La Natura.djvu/246

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246 la natura

1338Schizza il sangue, e, se a lui presso è il nemico,
Di rosso umor lo asperge, in simil guisa
Chi di Venere il dardo ebbe nel petto,
1341Sia che il vibri un garzon da le donnesche
Morbide forme, o sia che donna il vibri,
Che da tutte le membra amor saetti,
1344Ei sempre a quel, da cui gli venne il colpo,
Tende, e unirsi con lui brama, e nel corpo
L’umor lanciargli, che dal corpo è tratto:
1347Poi che il muto disio gli presagisce
La voluttà. Per noi Venere è questa:
Quindi i moti d’amor, quindi nel petto
1350Stilla Venere in pria le sue dolcezze,
Poi la frigida cura a lor succede:
Chè, se lontano è ciò che brami, innanzi
1353Te ne sta pur l’immagine, e il suave
Nome dentro a l’orecchie ognor ti gira.
Ma gl’idoli d’amore e le lusinghe
1356Schivar giova e fuggire, e ad altro segno
Volger la mente, ed il concolto umore
In qual sia corpo ejacular; nè, fisso
1359Ne l’amore d’un sol, fargli ritegno,
E l’angoscia serbarsi e certo il danno.
Ulcera alimentata ognor più viva
1362Invecchiando si fa: di giorno in giorno
Svampa la furia e la miseria aggrava,
Se le piaghe con piaghe altre non cassi,