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la capanna dello zio tom


        — «È bensì vero che talvolta mi han canzonato per queste massime che non sono comuni: ma non volli dismetterle, e vi trovo il mio profitto; si può dire che mi han pagato il dritto di pedaggio.»

E il mercante, a questo scherzo, diè in uno scroscio di risa.

In questo sermone sull’umanità vi era alcun che di sì piccante, di sì originale, che il signor Shelby non potè rattenersi dal riderne anch’esso. Forse tu non ridi, lettor mio caro; ma al dì d’oggi il sentimento di umanità si traduce in forme così varie, così bizzarre, che non v’ha nulla cui un filantropo non possa dire o fare.

Il sorriso di Shelby incoraggiò il negoziante, e questi proseguì la sua predica.

— «È strano che non venni mai a capo di persuader certa gente. Nel Natchez avea un socio anticamente, Tom Loker, uomo di senno, ma un demonio coi negri; uomo più eccellente non mangiò mai pane; ma era un sistema, o signore. Caro Tom, solea dirgli, perchè batter sul capo le giovani vostre schiave, mentre gridano e piangono? perchè dar loro dei pugni? È assurdo, soggiungeva, e non ne caverete nulla di buono. Non vi è alcun male che piangano: è uno sfogo di natura, e convien bene che in un modo o in un altro ella si sfoghi. Invece, studiatevi di acquetarle, di trattarle con mitezza; troverete il vostro conto nell’usar modi umani anzichè nel malmenarle. Ecco ciò che io solea dirgli; ma Tom non volea darmi ascolto, e tanto oltre procedette nel disprezzarmi, che io dovetti separarmi da lui, tuttochè, in fatto di commercio, fosse uomo avvedutissimo.»

— «E aveste modo di conoscere a prova che il vostro sistema sia preferibile a quello di Tom?» chiese Shelby.

— «Certo che sì; evito di far baccano; schivo le scene dolorose, come sarebbe strappar dalle madri i bambini; le allontano per qualche giorno; lontan dagli occhi, lontan dal cuore, sapete bene; quando è finita, nè si può più rimediare, vi si acconciano naturalmente. Non si tratta di aver a fare con bianchi, i quali crescono coll’idea di star presso ai loro figli, alle loro mogli; i negri purchè siano ben allevati, non ci pensan neppure; quindi la bisogna procede assai più facilmente.»

— «Temo che i miei schiavi non sieno educati abbastanza bene» disse Shelby.

— «Può ben darsi; voi altri abitanti del Kentucky guastate i negri. Avete buone intenzioni per essi, ma una tale benevolenza riesce a male. Un negro che passa, continuamente, da un padrone all’altro, da Tom a Dick, a chiunque siasi, non può nutrire affezioni reciproche, perchè i colpi di bastone gli piovon sempre sulle spalle. Ora, i vostri negri, signor Shelby, oso dirlo, andranno in casa ove non saranno trattati men bene che nella vostra tenuta. Ciascuno, lo saprete anche voi, signor Shelby,