Pagina:La cavalleria italiana e le sue riforme.djvu/36

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che già avevan soldati formati a guerra. Essi però non avevano commissioni; ma affidavano il deletto della legione al suo principal tribuno, — tanta era l’importanza che v’annettevano1!

Noi, — mi sento gridare — non siamo com’essi (pur troppo!) e facciamo le cose in altro modo2. — Entrate per un istante ove risiede ragunata in consiglio una commissione assegnatrice ed osservate.....

Un uffizial generale, per lo più di fanteria, n’è il presidente. — Gli altri membri, son capitani d’ogni arma; comandati, già s’intende, per anzianità: — capaci o no, poco monta; gli tocca per obbligo di servizio, e tanto basta3.

Ciascuno vi va colle proprie idee e pregiudizi. Alcuni vorrebbero pur eleggere i giovani secondo la loro attitudine, ma son pochi, non sempre vi capitano, e molte volte neppur lo potrebbero. Altri invece, e sono i più, d’altro non si curano che d’averli alti e belli, per dirvi poi rientrando al corpo, non già: — quest’anno avremo gente adatta all’arma nostra; — no; ma — che bei giovani che v’ho mandato, neh?...

Ecco ora il sistema che regola l’elezione, ed il criterio che dirige la scelta.

Sul contingente d’ogni provincia se ne destina un certo numero per ogni arma, e l’ordine della scelta va per prece-

  1. Ma se saranno deputati a eleggere i novelli soldati uomini pratici e prudentissimi, si potrà senza dubbio ragunar prestamente un buon esercito sufficiente alla guerra. — Vegezio, Regole militari. Lib. 2, cap. XVIII.
  2. La differenza delle armi, quelle di combattere, quella dei costumi e degli usi, non impedisce all’uomo di genio di ricavare dalla disciplina degli antichi, delle regole che si potrebbero applicare alla disciplina nostra, e che certo le converrebbero assai più di molti usi stranieri successivamente adottati ed abrogali. — Studii sulle istituzioni militari di Vegezio.
  3. Il nervo ed il fondamento del regno e del nome Romano consistono nella prima elezione dei soldati. Nè in alcuno che giudichi quest’ufficio leggieri, e doversi commettere per tutto e ad ognuno... — Vegezio, lib. 4, cap. VII.