Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/254

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lare intorno a se tutti gl’ideali, vede sparire tutti i sogni più belli, e meno male se, prima di sposarsi, il disinganno le fu cagionato da un uomo solo! In tale abbandono, se la creatura disingannata più volte sorti da natura un’indole pacifica, e proclive alla virtù più che al vizio, pur soffrendo e sentendo intorno a se il ghiaccio del vuoto che lascia l'amore, si consuma in segreto e si Vota al dovere ed al sacrificio; se invece questa virtù non sa dominarla abbastanza cade, precipita, e l’amante prima, il marito poi, la civile società, tutti la condannano irremissibilmente, la disprezzano e la fuggono. Ed ella, viepiù sdegnata da questa spietata condanna, che in fondo all’anima sua le sembra ingiusta, perché in fondo all’anima sua non trova altra colpa che quella dell’amore, amore incompreso, amore disilluso, amore profanato, più si degrada, più si ribella ad ogni umano riguardo. Di chi è stata la colpa, o signori?

Chi ha perduta questa creatura così amante e così infelice? Non era essa nata per amare? Che cosa sarebbe ella divenuta, se colui, che fu il primo palpito del suo cuore, l’avesse corrisposta, l’avesse, magari, compatita?

Dal cuore della donna tutto si ottiene, quando la si prende per amore. Ma se dalla più schiva fanciulla, dalla più timida e devota delle figlie, dalla scrupolosa cristiana l’uomo ottiene che, ai primi ostacoli frapposti all’amore, ella fugga con lui, solo con lui; se per lui, che ha conosciuto, magari da pochi mesi, abbandona gli adorati genitori, che vissero di lei e per lei; mette in non cale il pudore, che le era si sacro e che, ad ogni lieve tocco d’amore, ad ogni sillaba profana, le imporporava le gote e le faceva abbassare per nativa tendenza i lunghi raggi degli occhi amorosi; non si cura della voce della rehgione, di quella religione che le è legge di vita, e che non ha mai trascurato; non bada alla censura del mondo, ella che temeva di farei vedere una volta di più in pubblico, per tema d’essere giudicata men che benignamente; abbandona il paese natio, vince le tenebre della notte, sormonta tutto, nulla le è difficile e fugge, fugge con lui forse anche incerta se l’onestà dell’uomo sarà tale da convalidare presto l’amore col civile, col divino giuramento! Oh se l’uomo che si vede amato da lei si dolcemente, si rendesse il suo educatore, il suo maestro, la sua guida fedele, la donna gli ubbidirebbe più che non ha obbedito a sua madre, gli si piegherebbe dinanzi più che una schiava, ed egli non avrebbe che comandare, perchè ella l'obbedisse sempre ed in tutto. Ma queste imposizioni, questi comandi dell’uomo, le si facciano sempre in nome