Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/266

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 241 —

Oh se questo cuore venisse in tutto e per tutto compreso e corrisposto, vedremmo la terra popolarsi di eroine e di donne privilegiate, che han saputo strappare dal pugno del dolore umano la bandiera della felicità e strette al loro sposo, al compagno della loro vita, all’uomo che le contraccambia d’amore, che inebbriato le inebbria, passare sulla loro via benedette e benedicendo!

E noi non possiamo non volgere uno sguardo o signori, su qualche notevole eccezione d’amore nella cerchia delle donne che hanno avuto l'agio di mostrare al mondo, sol perchè furono amate, la grandezza del loro amore. E miriamo la forte Issicratea, moglie di Mitridate, che lo segui nei più grandi pericoli della battaglia ed ebbe tale maestria a ben reggersi in ogni scontro, che qualche volta seppe cavar di pericolo lo stesso suo valentissimo consorte. Ella si fece mozzare la capigliatura, che le donne di quei tempi portavano, com’era di uso, superbamente lunga e disciolta scrinata sulle spalle, sol perchè più agevolmente le fosse dato di coprirsi dell’elmo senza alcun impedimento, accanto allo sposo. E miriamo Ipparchia, moglie di Grate, filosofo Cinico, che si mise assai vilmente in arnese, alla guisa dei Cinici, per andare il più possibile a versi del marito, che molto l’amava. Miriamo Porzia, la quale prima ancora che si sapesse la sorte di Bruto, suo marito, si provava a fare il saggio col rasoio intorno alla sua persona, per vincere il ribrezzo e lo spasimo delle ferite e saper morire con lui. Miriamo Artemisia, che dopo d’aver fatto erigere dai più famosi architetti, un monumento per il morto consorte, monumento si ricco e nuovo che venne giudicato una delle sette meraviglie del mondo, non parendole quella degna sepoltura per così diletto capo, volle seppellirne le ceneri nelle sue viscere, e mescolandone ciascun giorno alcuna porzione dentro ad una sua bevanda, non fu paga se non quando l’ebbe tutte ricevute in sé medesima. E la chiarissima Marchesana di Pescara, Vittoria Colonna, di che amore non contraccambiò il suo Francesco, prima e dopo la morte di lui perchè tanto veniva da lui amata? Che tipo di moglie non fu essa mai, questa tenera ed ammirata poetessa? E per venire un po’ ai nostri tempi, lasciando le antiche eroine dell’amore e dimostrando come dacché mondo è mondo, la donna è stata, è, e sarà sempre ciò che l’avrà resa l’uomo, amandola, diciamo della Contessa di Miramon, della vedova del generale Messicano, fucilato a Queretaro insieme colr infelice Massimiliano e col generale Meia. Molli del nostro tempo, vecchi e adulti che siano, serberanno forse ancora nel cuore una


16