Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) II.djvu/137

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stituzione. Gli arrestati furono la mattina seguente quasi tutti imbarcati sul Vatican, e con decreto d’esilio indefinito dal Regno, fatti partire alla volta di Livorno. Il Vacca e il De Falco ottennero di emigrare a Roma. Fu arrestato anche il prete Perez, ex-gesuita, in casa del quale si stampò per qualche tempo il giornaletto clandestino, Il Corriere di Napoli, i cui caratteri di piombo erano stati rubati a spizzico in varie tipografie. Il giornaletto era perciò un ammasso di caratteri diversi. La cassetta coi caratteri andava ramingando di casa in casa, e spesso la polizia perquisiva una casa, quando la cassetta n’era partita, ma scovatala finalmente presso la famiglia Forte, arrestò tre fratelli e tre sorelle di questa famiglia. La pubblicazione del Corriere di Napoli, tanto utile in quei giorni alla causa liberale, fu uno dei maggiori e più utili lavori del Comitato dell’Ordine.

Un episodio curioso. All’Immacolatella, mentre gli arrestati s’imbarcavano, un marinaio domandò a un altro chi fosse quel giovane pallido e con la zazzera, che si mandava in esilio; e, rispostogli che era il Quercia, il migliore scrittore di giornali, che avesse allora Napoli, quel marinaio esclamò: “Com’è f... ’o Re; ’o manna fora, pecchè chillo ’o pitta meglio„.1

L’esilio del Quercia e dei suoi compagni fu dovuto, si disse, a suggerimento del conte d’Aquila, capo della camarilla. Questi faceva finte carezze al Quercia, sino a confidargli il sospetto che un articolo dei Dèbats sulla camarilla di Corte, e segnatamente su di lui, dipinto come nemico astioso di ogni libertà, fosse stato scritto a Napoli. Il Quercia naturalmente negò, e nella notte venne arrestato. Ma la profezia del marinaio dell’Immacolatella doveva avverarsi, perchè il Quercia, giunto a Firenze, fu invitato a scrivere nella Nazione, dove già collaboravano altri tre esuli napoletani, Spaventa, Settembrini e Nisco; e d’allora furono in quattro a ripetere sulle colonne di quel giornale, non doversi dar tregua ai Borboni di Napoli, e a dipingerne il governo con i colori più tristi. Pessina fu nominato professore di diritto penale a Bologna.

Furono banditi più tardi Giuseppe Fiorelli, segretario particolare del conte di Siracusa, Cammillo Caracciolo e ultimo, nel mag-

  1. Com’è f.... il Re; lo manda fuori, perchè quello lo dipinga meglio.