Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) II.djvu/223

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Il 12 maggio, il governo di Napoli inviava ai suoi rappresentanti all’estero questo dispaccio, sottoscritto da Carafa: “Malgrado gli avvisi dati da Torino e le promesse di quel governo di impedire la spedizione di briganti organizzati ed armati pubblicamente, pure essi sono partiti sotto gli occhi della squadra sarda, e sbarcati ieri a Marsala. Dica a codesto ministero tale atto di selvaggio pirateria promossa da Stato amico,. E nel pomeriggio del 14 maggio, il ministro Canofari rimise al conte di Cavour una nota assai vivace, colla quale si dichiarava responsabile il governo piemontese della spedizione di Garibaldi, e lo si accusava di averla favorita. Rispose Cavour respingendo le accuse, e citando, come prova delle sue affermazioni, il fatto di avere impedita la partenza di altri due legni, carichi di volontari, pronti a raggiungere Garibaldi.


Nello stesso giorno, 14 maggio, si riunì a Napoli il Consiglio di Stato. Per la prima volta, da quando non era più ministro, vi fu invitato il principe di Satriano, e v’intervenne anche il conte d’Aquila. Essendo infermo il principe di Cassaro, riferì per lui Ferdinando Troja. Non si parlò che delle cose di Sicilia, e si fecero da tutti i ministri grandi pressioni su Filangieri, per indurlo ad andare nell’Isola, con pienissimi poteri. Ma Filangieri ricusò, mettendo innanzi la grave età e l’impossibilità fisica di assumere, in momenti così gravi, una tale impresa. Il Re lo scongiurò di salvare una seconda volta la Sicilia alla Monarchia, ma egli persistė nel rifiuto e propose un piano di difesa, che parve eccellente e fu accettato. E poichè non si voleva più il Castelcicala, al quale si faceva risalire tutta la causa di quanto era avvenuto, fu deciso di far partire subito per Palermo il colonnello Barbalonga, con l’incarico di invitare il luogotenente a chiedere il suo richiamo. Ma urgeva provvedere al successore, il Filangieri stesso propose a tale ufficio, con tutti i poteri dell’Alter Ego, prima il generale principe d’Ischitella, che il Re accettò, incaricando lo stesso Filangieri di fargliene la proposta; e poi, quando l’Ischitella rifiutò, perchè, come egli disse, non voleva andare in Sicilia a fare il carnefice,1 propose il tenente generale Ferdinando Lanza, già suo

  1. Mèmoires et souvenirs de ma vie — Parigi, 15 marzo 1864.