Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) II.djvu/81

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le 1849 e poco di poi fu seguito in carcere dall’Abate, ch’era pittore e disegnatore a Pompei. Il Fiorelli si difese strenuamente in una memoria scritta nelle carceri di Santa Maria Apparente, dimostrando che le accuse mossegli partivano da’ bassi impiegati di Pompei, reclutati dal noto direttore Carlo Bonucci, per sfogare gli astii ed i rancori, che si era tirati addosso, per aver disvelato tutte le ladronerie che si commettevano da lunga data in quella amministrazione. Nonostante le più irrefragrabili pruove delle calunnie ond’erano mosse le accuse di repubblicanismo e di attentato alla sicurezza dello Stato, il Fiorelli non potè prima del gennaio 1850, ottenere una sentenza che lo metteva fuori carcere per insufficienza di indizii. Ma uscito dal carcere, il valentuomo si trovò a vivere come in un deserto. Destituito dall’ufficio, senza alcun patrimonio, senza potere far nulla nel campo degli studii, dovette per campare la vita, ridursi a lavorare in una officina di asfaltista, certo Erba, ed egli ricordava nella sua tarda età di avervi trasportati sugli omeri i sacchetti di terra! Il merito di avere sottratto un uomo di tanto valore da così ingrata e vergognosa situazione fu del conte di Siracusa, ed è debito di registrarlo a suo onore.

Questi lo chiamò a suo segretario particolare, sfidando quasi gli sdegni della Corte e gli commise la direzione degli scavi, che per sua privata munificenza intraprese nell’agro Cumano. I lavori cominciarono nel 1863, e presto si scopri l’ubicazione del tempio di Giove statore ed un pubblico edificio ricco di marmi e di opere scultorie. Menò gran rumore la scoperta di un sepolcro greco, adoperato anche ne’ posteriori tempi di Diocleziano, e, cosa singolarissima, vi furono trovati degli scheletri con testa di cera. Fu un fatto che rimarrà forse senza esempio, e che dette luogo a numerose ipotesi dei dotti, i quali non uscirono mai dal campo delle semplici ipotesi. De Rossi, Cavedoni, Quaranta, Minervini, Guidobaldi, Finati, Pisano, Verdino, oltre il Fiorelli, dissertarono sulla meravigliosa scoperta. Gli scavi Cumani furono i soli dell’epoca, che non si fossero intrapresi per speculazione commerciale, epperò vennero condotti con riguardo a tutto ciò che poteva avere interesse scientifico. Il Fiorelli ebbe lodi ed incoraggiamenti dall’Istituto archeologico di Roma. Egli pubblicò due importantissime opere su codeste scoperte, una nel 1853, l’altra nel 1857, che fu specialmente