Pagina:La guerra dell'Italia.djvu/11

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Il medico. — Dunque, tu capisci. Che cosa ti dispiace? La guerra, i sacrifizi, i figli che possono morire in battaglia? Va bene. Ma se non si faceva adesso la guerra, si faceva fra tre o quattr’anni. I nostri nemici non ci potevano veder vivere in pace e approfittare della pace per migliorare col lavoro la nostra condizione. Fa conto che tu hai sempre uno che pensa ad assalirti qualche sera, quando meno te l’aspetti. Allora tu ti regoli per affrontarlo e farla finita, di giorno, in un posto dove se il tuo nemico ha compagni che gli tengono mano, anche tu sei sicuro d’essere aiutato. Un uomo è pacifico, sissignore; ma se ha da fare col lupo non decide di rassomigliare all’agnello.

Lorenzo. — Questo è giusto, signor Dottore, così, come paragone. Ma ho sentito dire che l’Austria ci prometteva di darci una parte della roba nostra se stavamo fermi, senza molestarla.

Il medico. — È vero che l’Austria ci prometteva una parte della roba nostra. L’Austria si trovava imbarazzata e voleva farci stare tranquilli. Noi avevamo cominciato a dire: — Voglio tanto. — Essa rispondeva: — Ti posso dar tanto. — Tira di qua, tira di là. Fa che l’Austria avesse ce-