Pagina:La guerra nelle montagne.djvu/40

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con noi, in larghe distese, quando giungemmo a Cortina. È questa un’ex-stazione climatica e di villeggiatura, la quale fino a poco tempo fa apparteneva agli Austriaci, che l’avevano riempita di alberghi arte nuova, l’uno più scelleratamente brutto dell’altro. Oggi che le truppe e i trasporti vanno e vengono, quelle atrocità a base di ghirigori e di pezzi di vetro colorato sembrano dame imbellettate che stanno confuse in mezzo ad una bisca sorpresa dalla poliza. Il nemico non bombarda molto quegli alberghi perchè questi appartenevano a eccelsi personaggi austriaci che sperano di ritornare e riprendere il loro commercio illustre. Anticamente su Cortina furono scritti romanzi in quantità. Le montagne poco frequentate intorno ad essa servivano mirabilmente da sfondo per racconti d’amore e per avventure alpinistiche. Adesso l’amore è scomparso da questo immane bacino delle Dolomiti, e l’alpinismo viene compiuto da plotoni di soldati con lo scopo di uccidere e non da individui che danno conferenze nei Clubs Alpini.

Nella maggior parte degli altri fronti la lotta si svolge in intimo contatto fra le opere dell’uomo ed i suoi possessi. L’uccisore e l’ucciso si tengono, per lo meno, compagnia, in un mondo che stessi hanno creato. Ma qui si affronta il disprezzo immenso di monti, preoccupati soltanto dei loro casi; poichè tra il gelo, la neve e le acque sotterranee, i monti sono sempre affaccendati. Gli uomini, i muli e gli autocarri, sono pure affaccendati; le strade ne pullulano. Essi abitano città costruite