Pagina:La guerra nelle montagne.djvu/41

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entro oscure foreste di pini, e le cui navate rimbombano del rumore del macchinario in azione. Essi sfilano fuori, si schierano e si suddividono per i campi nevosi, in alto, a reggimenti intieri, ad arsenali intieri. Volgete altrove i vostri sguardi per un istante, ed essi sono inghiottiti dalla vastità dell’ambiente, prima di giungere alle slanciate muraglie rocciose, dove cominciano le montagne e dove comincia la battaglia.

Non vi è scala di proporzione che possa servire. Le granate più grosse tracciano appena un segno, non più grande di una zanzaretta sull’angolo di una balza, sull’orlo di un fianco di campo nevoso. Un baraccamento per duecento soldati è appena un nido di rondine attaccato sotto grondaie pendenti, visibile soltanto quando la luce è buona — la stessa luce che rivela quella piccola ragnatela luccicante di fili d’acciaio, distesa attraverso gli abissi: la ferrovia aerea che rifornisce quel posto. Alcune di queste linee agiscono soltanto di notte quando i carrelli viaggianti sospesi al cavo non possono essere presi di mira dagli shrapnells. Altre girano e sussurrano continuamente tutto il giorno contro fessure e comignoli della roccia, con i loro carichi di materiale da costruzione, di vettovaglie, di munizioni e di quelle tanto sospirate lettere che vengono da casa; oppure con un carico silenzioso di feriti, due alla volta, slanciati giù, dopo qualche lotta accanita sulla cresta stessa della montagna.

Dal cavo di acciaio e dal suo carrello, al mulo