Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/103

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ne che fiorisce col fiorir del pensiero, cioè all’ironia.

(Anche tu, piccino, — meditai, — già pensi come la gente del volgo. Tuo padre, perchè vive sui libri, è incapace di lavori veramente utili. Ebbene, vedremo, e ti dimostrerò come chi si compiace in Platone del verbo di Socrate, impara in un attimo le cose minori della vita. Il vero sapere è essenzialmente armonia, se non che quello che ora penso non lo capirai mai, piccino.)

Meglio così.

Una voce di amorevole, ma purtroppo costante contraddizione, la quale è legata alla mia esistenza — aveva aggiunto tal chiosa, ed io tacqui.


*


Al mattino — o care albe rosate — io avevo pronti sull’aia sega, martello, tenaglia, pialla, chiodi, metro e squadra; e come dalla bottega mi furono mandate le tre asse di schietto abete e tre mezzi murali, mi posi all’opera.

Il canto stridulo della sega destò i bambini, e con grande impazienza si dettero la voce che il buon lavoratore già lavorava. Onde discesero con grande impazienza a veder l’opera nuova.