Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/116

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Io sono entrato umilmente col mio abito bianco fra i vostri abiti neri nella sala dove l’oratore teneva la sua conferenza. Un forte odore umano esalava da quei corpi, come un gas, e quelle parole parevano scoppi di fulminante per accendere quel gas.

Parlava un giovane avvocato civilmente vestito.

Io ascoltai attentamente. Ma come il buon enologo distingue il vino artefatto dal vino sano; come l’acuto critico distingue le onde dello stile commosso per la tempesta della passione, dalla salsa bianca   b e c h a m e l l e,   con cui si coprono gli insulsi avanzi del convito intellettuale degli altri; così io sentivo in quel discorso sopratutto la preoccupazione di parlare il linguaggio della passione fino a toccarne il vertice con questa frase risolutiva ed anarchica: «Abolite tutti gli uomini armati di denaro, di scienza e di intelligenza!»

O lavoratori, vestiti di nero, quando io sentii il disperato, furibondo vostro grido entusiastico, che accolse quelle parole, sorrisi.

«E scoppio di rabbia impotente, — mormorai fra me, — giacchè voi in realtà non avrete mai il coraggio di eseguire quest’ordine. Ci vuole altro che le braccia valide, e l’arma in