Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/156

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fisso d’ottone, appeso ad una grossa catena: lo guardò con occhio intenso come i pittori rappresentano i santi; lo baciò, quindi lo ripose nel tabernacolo del seno. «Ora è soddisfatta la vostra curiosità? Avete nulla a rimproverarmi? No? E seguito la mia cena».

Io allora mi sono seduto accanto a lui con senso umile e nuovo di fratellanza nel cuore. Quel sorriso, se non fosse stato un po’ ebete, era degno di un verace filosofo.

Questo mendicante era una specie di mistico. Veniva dalla Spagna, era andato a Roma, poi a Bari, poi ad Assisi, poi a Loreto, ora andava a Venezia.

— E come fai a sapere la strada?

—   P r e g u n t a n d o   «domandando». Che strano effetto mi fece questo morto verbo latino che fioriva, come voce viva, su le labbra di quel mendicante che veniva dalla Spagna! Che viaggio aveva fatto anche quel verbo! e poi sorridendo sempre, mi mostrò la sua guida. Era una di quelle carte d’Italia che sono congiunte agli orari delle ferrovie. Coll’indice percorse tutto il suo itinerario.

— Hai moglie, mujer? — domandai.

— Muerta, señor.

— Hai figliuoli?

— Muertos, señor.

— Dove dormi, stassera?