Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/180

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 172 —

della vita». Dunque niente Nirvana, niente assorbimento nel seno di Brama! Ubbidiamo alle leggi della tirannide sociale e facciamoci cantonieri. Questo è un eremitaggio permesso. Giacchè non è l’idillio che io domando a te, casetta bianca, non è lo stupido «il tuo cuore e una capanna», ma la santa quiete e l’oblio che io chiedo a te, casetta bianca!

Sì, anche senza Nirvana, io avrei — potendo — sùbito e con festa accettato di mutare la mia sorte; e del ridicolo del mondo mi sarei dato minor pensiero che del sibilo del vento. Del mondo? Quattro individui che vi conoscono di persona e due di nome. Miserie! Lasciate che dicano!... E lì, davanti a quella casetta, io fabbricavo la mia felicità di romito, di un Robinson Crosuè in mezzo alla gente, come il bambino giocando con la barchetta sogna il mare, o con la spada di latta si finge e sogna la gloriosa terribile guerra! Quale cura pel sistema nervoso non sapere più chi è ministro, abolire il colletto, ignorare resistenza dei giornali, con dovere più sputar dolce e ingoiare amaro!


*


Oimè, tutte queste ricostruzioni furono sconvolte in un momento. Ora dirò come ciò avvenne: