Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/22

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Or dunque mi congratulai ancora con me stesso e con le umili membra che mi avevano serbata questa cara sorpresa fuori della loro primavera. Le lontananze del paesaggio sfumavano nel vapore dell’aria, già radiosa di sole; la strada sotto quel bagliore abbacinava la vista. Eppure che bell’andare! Presso la strada, qualche villa o castello, profondamente sommerso nel verde opaco del parco, mi faceva l’effetto che un sorbetto produce ad un assetato; e tuttavia non riposai a quelle ombre allettatrici, anzi mi fu piacevole il proseguire, e proseguii tutto solo in uno stato d’ebbrezza, che non proveniva da liquore o da vino, ma dal sole e dalla libertà, i due inebrianti che non fanno male. «Quanti bei nomi — andavo fantasticando — ebbero le antiche età per significare questa ebrezza dell’andare liberi, senza orario e senza legge: i romei, i cavalieri erranti, i clerici vagantes; i trovieri; e Iddio — o pensiero luminoso! — fece il mondo rotondo perchè uno può girar sempre e illudersi di andare avanti, anche se torna sui suoi passi.

I santi e i santuari nell’evo medio servivano a questo sport. San Giacomo di Gallizia, il