Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/257

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 249 —

— Ma che cosa ti ha fatto questo povero bambino che tu lo tenevi sott’acqua? ma di’ che ti ha fatto? ma di’? — domandava la signora Adele.

Nulla! Negrito stava immobile, sorpreso da quei rimproveri.

E noi dicevamo: — Ti faremo mettere in prigione! — Chiameremo i carabinieri! — Ma sai che si va in prigione a far così? — Oh, io ti rimando subito da tua mamma; questa è l’ultima che mi fai, non ti voglio più con me, più, più!

Ad ogni minaccia Negrito levava gli occhi come per vedere chi era colui che parlava: ma nulla rispose. Io guardai quegli occhi sereni e meravigliati di Negrito; e vi lessi questo semplice pensiero: «Ma io mi divertivo tanto a vedere soffocare nell’acqua Robertino sotto le mie mani; perchè dunque mi rimproverate? Lui faceva forza; ed io facevo ancor più forza».

Infine Negrito si accoccolò in un canto e si mise indifferente a scavare la rena: bisognava pur divertirsi in qualche altro modo! Or dunque, mentre le donne discorrevano della cattiveria di Negrito e della innocenza di Robertino, io li osservava entrambi. Biondi, rosei di volto ambedue. Robertino ha cinque anni; Negrito, sette; si assomigliano; eppure, osservando attentamente i volti dei due cugini