Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/265

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siamo tutti cristiani?» dicea il buon Giacchetto, ed ha ospitato il povero morto.

Che terrore quella notte, con quel morto in quella capanna, da cui veniva fuori il bagliore dei ceri! Le pescivendole che si levano a mezzanotte per recarsi alla conserva a prendere i cestelli del pesce, fecero un lungo giro per non passare davanti alla casa di Giacchetto. Oh, ma fu lo stesso la notte del terrore quella! Due occhi di fuoco avanzavano, lenti lenti, per la via, bianca gotto la luna; e un grido ogni tanto, un grido che riempiva la notte e le impaurite si buttavano contro le siepi. Non era, no, il diavolo che scuotea le catene; è una vecchia carrozza, è una sonagliera al collo di un cavallaccio; e dentro la carrozza c’è una vecchia madre che viene da lontano, all’improvvisa chiamata; giacchè a temperare l’antica ferocia furono create le madri!

Il bel funerale il giorno dopo; il bel carro mortuario venuto apposta dalla città; tutto parato a nero e giallo; e il vecchio becchino intontito, colla lucerna di felpa; e le corone; e dietro tutti quei signori ben vestiti; e il prete che era in vena di cantare quel giorno. «Oh, che cosa vuol dire essere signori!» ripeteva la gente mentre passava il bel funerale.

Panzini. La lanterna di Diogene. 17