Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/270

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Per la sera egli doveva aver imitò, perchè sull’ora del vespero venivano da ogni termine lontano a comperare l’agnello per il giorno della Resurrezione.

Oh, melanconica Pasqua della’ Resurrezione; oh, tristèzza di queste mani insanguinate attraverso tutte le età!

Melanconie fisse, lo so; questione di nervi e di dormire poco la notte. Tu, invece dormi le tue otto ore filate, e al mattino sentì la voce sempre placida della tua signora, che ti dice: «Pasqualino, ecco il caffè». Fai la   t o i l e t t e   elegante, e vedi su lo specchio che l’umanità gode buona, salute: dopo ti pasci lo spiritò dèlie notizie che ti offre il giornale, e noti le tappe di avanzamento: i punti superati.

Certo, del progresso se ne è fatto! L’effusione del sangue si va sempre più riducendo agli stretti limiti del necessario; e quando si pensa che siamo in tanti, che siamo in tanti a far ressa agli sportelli del Banco di sconto della vita, e si vede che invece di digrignare i denti, ci sorridiamo l’uno con l’altro, e ci diciamo: «Buon giorno! buona fortuna!» via c’è da sperare bene. Certo, per mangiare i tagliolini in brodo, un po’ d’effusione di sangue ci vuole. Scusami, dunque, se ti parlai acre. Vedrò di emendarmi. Tu intanto, Pasqua-