Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/274

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 266 —

Io non ho avuto mai compassione per l’ingordo porcello della vecchia bacucca; ma quella notte mi si strinse il cuore di grande pietà.

Si veniva, sotto un filo di luna, da un onesto sollazzo: v’erano bambini e giovanette: tornavamo ridendo e conversando, e il suono delle voci saliva alto per la notte chiara. Ed ecco per la strada incontrammo una fila ferma di alcuni carretti, tirati da asinelli. Sui carretti c’era una gabbia, fatta di grossi bastoncelli, quale usano per portare i vitelli al mercato: in ogni gabbia, adagiato su la paglia, un porcello.

I conduttori aspettavano che altri carretti si aggiungessero per andar di conserva alla città lontana.

La luna era fredda e tenue; i grandi corpi, impotenti di sollevarsi, rabbrividivano dì freddo e di terrore.

Le donne e i bambini risero allo strano convoglio.

Ma non risero più quando giungemmo alla mia casetta. Gran tumulto era nell’aia. Un asinelio e il carretto erano profilati davanti al porcile. Che rugghi mandava la povera bestia che non si voleva staccare dal suo tepido porcile! E quattro uomini ci vollero a forza per caricarlo su la gabbia, e la vecchia ba-