Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/280

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Arrivano trafelati, coperti di neve. Stringono la mano al signor Direttore che sta dietro il carro, condolendosi della mia morte. Il signor Direttore dice a tutti: Mah! e non dice altro.

Già Mah! è proprio così. Mah! Tutta la filosofia della vita e della morte — a ben pensarci — si riduce ad un Mah! con un’enorme «h» in fine. Oh, vedete, anche dei colleghi di altre scuole, persino del Liceo: anche il signor professore di filosofia, quel dotto germanico che sospende oggi i suoi studi per farmi onore! Ma vedi! Ecco anche le Autorità scolastiche! e il mio posto di ruolo è così umile!

Finalmente ci moviamo, ma per fare una tappa in chiesa. Chi ha stabilito così? Già che eravamo avviati si poteva proseguire.

Per fortuna si tratta dì una semplice benedizione; però come rombano freddolose e frettolose quelle benedizioni dei preti, come bruciano svogliati quei ceri! Quella litania dei santi: «sancte Michaël, sancte Gabriel, sancte Raphaël,» ecc., e quell’«ora pro eo» detto automaticamente come fosse una sola parola, «oraproeo», spiace anche a me che sono il beneficiato. Figurarsi agli altri! Finalmente il sacrestano vien fuori e buffa sui ceri. Siamo avviati. Avviati? Eh sì! È vero che io godo il diritto di preminenza nel passaggio, ma con