Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/56

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«E chi lo sa, — meditava poscia vestendomi e contemplando l’acqua, ricomposta in pace, profonda e bruna, — che io non mi deva pentire un giorno di aver perso l’occasione di trapassare così dolcemente?»

Del resto non era il caso di tornarci sopra: e avendo rifiutato i vantaggi che l’acqua mi offriva per la morte, accettai quelli che mi offriva per la vita.

Nè questi erano pochi; una gran leggerezza, intanto, per tutte le membra; una gran letizia di riempire i polmoni d’aria, e anche una certa purità di spirito.

O che l’idroterapia abbia anche un’azione morale?

Ma oltre al parroco Kneipp, oltre a Pindaro, c’è stato anche San Francesco a lodar l’acqua. O non la chiamò con meravigliosi, umani nomi «humile et pretiosa et casta» nel suo canto del Sole?

È inutile: non ci sono che i santi ed i poeti che capiscano veramente le cose, un po’ più in là della scorza!

Dopo ciò non rimaneva che pregare il carrettiere che eseguisse sul mio dorso un poco di massaggio. Egli non capì lì per lì che volesse dire questa ostrogota parola; ma quando gli spiegai di fare su me l’istesso esercizio che eseguiva sulla sua bestia quand’era su-