Pagina:La pastorizia.djvu/111

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102 la pastorizia,

Lieve quindi con man trattando svolvi
Da per tutto le ciocche e le riversa,
215E le tergi bagnandole e spremendo.
Quando immolli il tuo gregge, il dolce aspetta
Dell’aura occidental soffio sereno;
Chè per far bello allora e più ridente
Sulla terra il soggiorno all’alma Clori,
220Zeffiro sgombra di rei nembi il cielo.
Per molti indizj, che fallir non sanno
Chi ben guarda, ti fia chiaro e palese
Quel che il tempo apparecchia al dì venturo;
E se non ch’io ti adoro, e i tuoi vestigi
225Seguo da lunge riverendo, o dolce
Figliol delle Camene, o chiaro spirto,
Onor del Mincio; a cui primo, tornando
Dai Beotici colli, i sacri giochi
D’Alfeo recasti e i trionfali allori:
230Io qui tutti direi gli avvisi e i segni
Che ne dimostra il ciel, la terra, e il mare,
Se la pioggia n’è sopra, onde interrotta
Da rio tempo non sia l’opra, che lunga
Del tosar ti rimane i bianchi velli;
235Ma si sconviene a irondin pellegrina
Certar col bianco cigno, a cui diè Febo