Pagina:La pastorizia.djvu/114

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro quinto. 105

285Trasse dai campi Ocnéi le agresti Muse,
Sui nudi corpi infonde olio d’amare
Bacche ed acerba amurca e trito zolfo; .
Perchè dal morso de’ volanti insetti
E dagli estri mortiferi li salvi;
290Ma purchè intatto sia di tagli, il corpo,
Ti basterà che fredda indi nol coglia
La pioggia, e che non l’arda il Sol diritto.
Dal nuovo esser confusa, a pascer torna
La già nudata pecorella, e degna
295Qui di riso vedrai scena innocente;
Chè non più conosciuta a capo chino
Va fra l’altre compagne; e quelle ignare
Dello scambiato aspetto, le van contra
E dal branco la cacciano cozzando.
    300Se rimonda non l’hai, se pingue ancora
Dell’unto natural sotto all’acciaro
Cadea la lana, all’aria aperta e al sole
Lasciala, infin ch’ogni umidor sia tolto.
Ampia, asciutta la stanza a la tua lana
305Scegli capace: nè calor vi passi
Stipandosi molesto, o presso terra
Non vi morda il cemento umido nitro,
Nè di muffa spiacente intorno olezzi.