Pagina:La pastorizia.djvu/20

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libro primo 11

235Ma, o che intera una greggia a guardar prenda
Novellamente, o ricrear soltanto
Ami la tua (che trascuranza, e a caso
Male assortite nozze, o clima avverso
Invilìr fra poc’annni) a te l’altrice,
240Non men di mostri e di nocenti belve
Che di forti animali, Africa mandi
Il generoso arïete, e con quello
Rinnovella la specie e il gregge adempi.
Se tardi prende accrescimento e forza
245Sua venturosa prole, a lei natura
Un più largo confin di vita assente;
E dove altra si giace inutil ossa
Già preda della morte, al terzo lustro
Quella pur si feconda, ed al travaglio
250Vale de’ parti, ed a lattarne i figli.
Candida il roseo corpo e in ricci avvolta
Copre morbida lana, e al tatto agguaglia
Molle bambagia, che al Niliaco Egitto
E ne’campi Maltesi appar dal grembo
255Dello squarciato calice diffuso.
Quindi l’Ibero dai propinqui lidi
D’Africa lo raccolse; e il Tago e l’Ebro
Primamente pascean del fortunato