Pagina:La pastorizia.djvu/21

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12 la pastorizia,

Gregge le torme; e quindi oltre Pirene
260Varcàro nelle Gallie, e la divisa
Albïon ne fe’ acquisto, e nel tuo seno
Sotto cielo miglior tu l'accogliesti,
Italia mia: di quanto altrui comparte
L’alma Cerere e Bacco e Pale e Flora
     265Non manchevole madre e pronta altrice.
Ma chi dal natio seggio a più benigne
Piagge, all’Ispano suol primo le trasse?
Qual più caso o fortuna a noi fe’ dono
Del pellegrino arïete, che tutti
270Abbandonando della patria terra
I ritrosi costumi, a miglior culto
S’arrese obbedïente, e nuovo assunse
Abito e tempre, e di Merino il nome?
Tra le prische memorie e nell’incerto
275Volger degli anni il guardo alcun non pose;
Nè dell’esule armento ai nostri lidi
Alcun notava i tempi, e sì bell’opra
Dalle Muse convenne esser negletta.
Forse rasa dal lito Africo appena
280Era Cartago, e calda ancor la strage
Della Punica rabbia, allorchè addotto
Venne all’ultima Gade il primo armento: