Pagina:La pastorizia.djvu/22

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libro primo 13

Se così piacque al vincitor Romano
Fra l’altre opime spoglie, e l’auro e l’armi
285Della vinta città, nelle felici
Glebe recarlo dell’Ausonia terra;
Onde il Calabro poscia e il Tarentino
E il Milesio pastor l'Itale schiatte
Rigeneràr, siccome intorno è grido.
290E forse allor che tutta Africa in armi
Con barbarica possa entro i confini
Si versò delle Spagne, onde sì cruda
Volse fortuna un dì con dubbio Marte,
L'ire seguendo de’suoi re, l’insegne
295Il Nomade pastor movea dall’arso
Terreno, e affidò al mar coll’ampie greggi
I vagabondi Lari. E come giunto
Tra i fertili si vide immensi piani
Della Betica terra, ogni desio
300Del riveder la patria in lui si tacque;
Quivi pose l’ovil, quivi ebbe regno
E ferma stanza; e il ferro indi, che tutti
Insanguinò que’ campi, a le capanne
Perdonò de’ pastori ed agli armenti.
305Guarda, che un misto di selvaggio ancora
Dell’inospite suolo onde a noi venne,