Pagina:La pastorizia.djvu/27

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18 la pastorizia,

Manipoli sorrise Eleüsina
Nelle pianure, e coronava i colli,
405D’amenissimi tralci il buon Lieo,
Di cui pregiata la vendemmia fuma.
Di questo error, che d’invincibil bujo
Ne ricinse le menti (ove ti piaccia
Volger lo sguardo fra le opime ville
410Del Sebeto, del Tebro, e più da presso
A111 Eridàno, al Mincio, al Taro, al Mella)
Più ch’io non dico ne vedrai le prove.
Vòti i regni vedrai, deserti i tetti
De’ profughi pastori; e il crudo editto
415Che da per tutto li persegue e caccia
Dall’inospite suol, lungi li mena
A perigliar col gregge in fra i dirupi
E le gore infeconde e l’ime valli.
Per fame quindi, o rio vitto, le schiatte
420Invilirsi fra breve e mancar vedi;
Nè trovar pace ai combattuti Lari,
Nè ricetto i pastori; e imitar quelli
Che del compianto Melibeo seguiro
L’orme infelici; allor che, dagli aviti
425Poder che il Mincio irríga esuli, andàro
Dinanzi al duro vincitor crudele: