Pagina:La pastorizia.djvu/26

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libro primo 17

E tuttavia spingendo il mansueto
380Gregge, ai barbari venne: a le riposte
Dell'Iapidio Timavo e de’ Liburni
Intime sedi, ai Garamanti e agli Indi.
Mescendosi la diva infra i mortali,
Dolce spirò negli uman petti amore
385Di semplici costumi, e vi permise
Libera vita e d’ogni fraude ignara.
Ivi gli armenti scompartendo e i paschi,
Suoi ricchi studj addusse, onde al bisogno
Sovvenire e al diletto; e social nodo
390Così fra i rozzi popoli si strinse.
Tal da principio degli Dei consiglio
E discorde il voler dalla felice
Ausonia terra allontanò l’armento
Dell’agnelle innocenti; e dai Celesti
395Temendosi alcun danno, all’uom non parve
Di rivocarlo, e perseguì la diva,
Che spontanea i suoi doni altrui profferse.
Contro a l’utile Italia e contro al vero,
Persuase a sè stessa esser de’ campi
400Nocumento le greggi, o inutil cura:
Dove tanta all’aratro opra rimane
Ed a’ cultori; e dove co’ pesanti

Arici, Pastorizia 2