Pagina:La pastorizia.djvu/39

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30 la pastorizia,

Ne segue, e ognor si strugge; e come il duro
Cenno gliel vieta de’ parenti avari,
190Lei tuttavia lontano ama e vagheggia
Chiuso ne’ penetrali: e lei ne’ sogni
Vede, e desto sospira, e gli dà guerra
La rimembranza della tolta amica.
     Or del cibo dirò, di cui si vuole
195Le pecorelle sovvenir nel verno;
Perocchè allor ti nega ogni soccorso
L’alma natura, e nei pastor traduce
Con veci alterne dell’agnel le cure.
Nè ti doler se molta opra ti chiede
200La tua greggia ne’ verni: inoperosa
E disutile affatto ella non giace
In pigro ozio, godendosi le tue
Sollecite fatiche. Il pingue latte
Nelle poppe si fonde, e vi si addensa;
205Col tepor dell’ovile, agevolmente
Spunta la bionda lana, e a la pregnante
Pecora i molli fianchi si protendono
Della prole crescente, e a fin matura
I cari parti. Al seminato intanto
210Ed all’arso maggese il buon concime
Si tesoreggia; e caldo entro al sopposto