Pagina:La pastorizia.djvu/58

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libro terzo. 49

Di riverenza e di timor lo colse
Sul primo entrar: così del giorno in tutto
L’alma luce vi tace, e ognor più addentro
La negra selva in folte ombre si abbuja.
145Al fremir delle fronde, all’aure, al canto
Di strani augelli, al moversi dell’acque
Per que' muti recessi, e a la selvaggia
Maestà delle dense antiche piante,
Certo, albergo diresti esser d’un nume
150Quel loco, e seggio delle Ninfe amico.
Come indarno cercato ebbe d’intorno
Se gli occorrea l’agnella, oltre si mise
Con destro auspicio i chiusi antri spiando
Della selva, e la grotta appressò ancora
155Dell’Arcadico Dio; che di lucenti
Pomici e scabro tufo e facil musco
Cingesi, e grata spiranvi fragranza
L’odorose ginestre. Ivi per mille
Arcane vie che avvolgonsi sotterra
160Nelle gelide conche onda si versa
Con lungo gemitìo; che percotendo
Nel vòto sen delle spelonche, assorda,
E mette a chi s’appressa orror del loco.
E Pan vide, reggendo il fianco irsuto

Arici, Pastorizia 4