Pagina:La pastorizia.djvu/60

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libro terzo. 51

S’apre al gregge l’ovile, e quando ai paschi
190Lo si radduce in primavera e tonde.
Mentr’egli a tutto avea la mente e il guardo
Cupido inteso, a le divine labbia
Pane appressò la fistola pendente;
E poichè tutte ne cercò le voci
195Divinamente, in Lidio suon compose
Soävissime note. Allor fra i rami
Tacquer gli augelli, il murmure si tacque
De’ rivi, nè spirò vento le fronde;
Veduto avresti allor più bella intorno
200Rinverdirsi ogni pianta, e Fauni e fere
Intrecciar danze, e in fiore uscir le molli
Erbe, e chinarsi i lauri, e dalle scorze
Delle querce materne i verdi capi
Sporger le Ninfe e le plaudenti palme. —
205Salve, caro agli Dei, salve, dicea,
Fortunato pastor, che a le mie soglie
Opportuno condusse un genio amico.
Or ben ti loderai della smarrita
Agnella, che ti porse animo e destra
210Occasïon di penetrar fin dentro
A’ miei recessi; perocchè da questi
Bene istrutto n’andrai, recando in luce