Pagina:La pastorizia.djvu/61

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52 la pastorizia,

I miei precetti, onde per nuovo armento
Ti dirà Arcadia venturoso e lieto.
215Tu quelle che vedesti in mente aduna
Rustiche leggi, ed ai pastor le apprendi;
Ch’i’ mi son Dio de’ vostri padri, e l’ampie
Foreste, e i sacri boschi, e l’erme valli,
A me concesse di Saturno il Figlio;
220Quindi son mie le greggi, e de’ pastori
Nume son fatto e tutelar custode.
Poi questa, ch’io medesmo in disuguali
Canne distinsi, pastoral zampogna
Là di Mènalo in vetta anco ricevi.
225Con questa impera a le tue mandrie; e quando
Lento le pasci e che fra lor ti assidi,
Le vôte ore del giorno e i circostanti
Colli e le piagge solitarie allegra;
Di questa al suon tu frenerai le pugne
230Degli arïeti animosi e de’ giovenchi
Quando proterva gelosia li sprona. —
Disse; e al pastor, che in umil atto inteso
Era a que’ detti, alfin la porse. Ei come
Ali avesse, dal sacro orror del bosco
235Riuscendo si tolse, e ne fe’ prova;
Indi i pastor ne istrusse, e miglior crebbe