Pagina:La regina delle tenebre.djvu/107

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Rispose al saluto, poi si rivolse ancora al giovine.

— Vostra signoria forse è figlio del signore al quale ho venduto la giumenta quattro anni fa? Ora la bestia è più mansueta, si capisce, ma la ho riconosciuta subito: poi riconosco anche questo uomo. Il padre di vossignoria era un uomo grasso, con gli occhi di gatto.

— Giusto! — disse Giame, ridendo.

— Oh, anche vossignoria ha gli occhi verdognoli! Si vede che è suo figlio! — gridò il vecchietto, fissando Giame. — Basta, se hanno bisogno di qualche cosa, quella là è sua madre, non è vero? comandino.

— Bisogna accomodarci per la notte — disse Ghisparru.

— Bene, bene, venite, vengano, accomodiamo tutto.

Il vecchio si mosse, camminò a fianco del cavallo di Giame.

Arrivati davanti al portone, ove donna Lillica aspettava, il giovine volse di fianco il cavallo, s’abbassò il cappello sulla fronte, e guardò il paesaggio.

Il sole era scomparso, ma tutta la pianura intorno, tutta la folta vegetazione, d’un verde dorato, i papaveri ardenti, la linea argentea delle messi, le praterie coperte di fiori vio-