Pagina:La regina delle tenebre.djvu/128

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— Bonanotte.

— E bonanotte, — disse Bellia.

Il priore se ne andò barcollando; Giame chiese al custode scherzando:

— E il mio letto è pronto?

— È pronto, la vossignoria. Ma questo uomo... —

Bellia, ch’era balzato ritto, non lo lasciò proseguire:

— Ebbene, cosa state dicendo voi? Lasciate parlare a me. Quest’uomo desidera parlare a vossignoria.

— A domani, — disse Giame.

— No, ora, subito, e là... — Additò la porta della chiesa, ancora aperta, illuminata dalle lampade.

— Va e coricati, Bellia: parleremo domani. —

L’altro alzò la voce:

— Non mi creda ancora ubbriaco, signor Giame. Se le voglio parlare è per dirle una cosa importante, una cosa della quale si ricorderà per tutta la vita. —

Giame fu colpito dalle parole e dall’accento del servo.

— Ebbene, — disse improvvisamente, scuotendo il capo, — andiamo e ascoltiamo questa cosa.