Pagina:La regina delle tenebre.djvu/92

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— Quello stupido, quanto tempo mi ha fatto perdere, mostrandomi i suoi buchi, — disse.

Di lì a un minuto, mentre egli rimontava a cavallo ajutato dai servi, ricomparve zio Juanne Battista. Era tutto allegro, si stringeva la cintura, si fregava le mani.

— Bene, addio, — disse il negoziante, accomodandosi in sella.

— Iddio e San Giovanni la accompagnino. E faccia venir sua moglie e suo figlio alla festa, vossignoria.

— Bene, bene, — andava ripetendo Dalvy, sempre accomodandosi in sella.

I servi gli stavano attorno, premurosi, stringendogli le staffe, accomodandogli lo sprone, senza più badare al vecchietto.

Alla fine furono tutti all’ordine. Antonio Dalvy partì per il primo, col suo ombrello verde aperto; poi s’avviarono i servi, a piedi, tirandosi dietro la giumenta nera picchiettata di bianco. La povera bestia si ribellava alquanto, gettava la testa all’indietro, scuoteva la coda: pareva sentisse la fine della sua libertà.

E zio Juanne Battista rimase solo, all’ombra del portone, davanti al grande paesaggio verde, fiorito e solitario.