Pagina:La scaccheide.djvu/18

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* xiii. *

Che di Fetonte ancor portano impresso
120Ne’ volti adusti il temerario ardire.
Indi il Padre Oceàno a dir riprese.
Omai vedete quai le squadre, e quali
Sien le lor tende, o Abitator del Cielo;
Or apprendete del pugnar le leggi,
125Poichè sue leggi ha questa pugna, e contro
I lor divieti unqua a i Guerrier non lice,
Non che l’armi adoprar, mover un passo.
     In prima alterni i Re mandino in guerra
Colui, che scelto avran fra tutti i suoi.
130Se prima un negro Armato in campo venne,
Un bianco tosto gli s’oppon, nè lice
Già mai scagliarsi in fra i nemici a stuolo.
Han tutti una sol cura, una sol mente,
Chiuder i Regi in fra le turbe ostili,
135Onde fuggir da nessun lato impuni
Non possan, nè sottrarsi al fato estremo;
Poi che sol questo è di tal guerra il fine.
Fra tanto a li nemici opposti corpi
Non si perdona, ma col ferro un l’altro
140Si struggono a vicenda, onde più presto
L’abbandonato Rè morto rimanga.
Ogn’or scemando va per nuove morti
L’un campo e l’altro: la dipinta piazza