Pagina:La scaccheide.djvu/48

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* xlii. *

Quand’ecco in tai vicende a Febo arriva
870Un funesto, impensato, orribil caso;
Poi chè Cillenio or quà or là traendo
Il fosco Cavalier, ovunque vuole
Minaccia, e insulta, e vincitor trascorre.
Freme il destrier feroce, e a la nemica
875Bianca Reina e al Re drizzando il corso
Nitrisce e sbuffa, e i lievi salti alterna;
Nè sue furie arrestò, fin che non giunse
Ad occupar la desiata sede,
Ove niun vietar può, che il suo Campione
880O di quella o di questo il sangue sparga.
Si turbò, ne gemèo, d’amara doglia
Punto nel cor, quando ciò vide, Apollo,
E da gli umidi lumi in larga vena
Un rio versò; già sue speranze a terra,
885Già mancar le sue forze, e chiaramente
Scorge a se de gli Dei la mente avversa.
Del fortunato evento, e de l’amica
Sorte Mercurio e del favor de’ Numi
Lieto e fastofo alza le voci al Cielo:
890E finalmente al vinto il vigor primo,
E il sopito valore in sen si desta.
A la rinchiusa Amazone infelice
Tosto diè morte, e ne rapì le spoglie;