Pagina:La sciarada, appendice alle antiche poetiche.djvu/16

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275Del bel novero sii, quantunque torca,
Sitibonda di lagrime e di sangue,
Dal carme didascalico l’etade
Gli orecchi disdegnosi, e quasi irrida
Le recenti non pur, che Brescia vide
280Scaturir nel suo sen limpide Fonti,
Ma le terre le piante il gregge e l’api,
Meglio che il pio Troian, che Turno e Dido,
A chi cantolle in pregio. Ardua e sparuta
La materia non è, ch’io ti presento,
285Più di quella, che un giorno appresentava
A’ tuoi concittadin, 1 Fumáno, e il grande
Che di Merope in man ponea la scure,
Logica, di soriti e d’entimemi
Ispida, e l’altra, che con segni diece
290Quasi novera i fior le arene e gli astri.
Disse; e il vapor, che racchiudeale il viso,
Per l’aere dileguossi, e anch’Etla sparve,
Ma non sì ratto, che il cortese aspetto
Mirar non ne potessi: un’aurea luce
295E un’ambrosia fragranza allor diffuse
Della mia vision s’eran nel loco,
Che l’alto sonno ruppermi; io le coltri,
Dal suo nume agitato, abbandonai,
Nè il furor cesserà, se prima io tutto
300Dell’arte sua l’occulto magistero,
Da cotanta presenza in me trasfuso,
A trasfonder non giungo in queste carte.

        Quale tu sii, che da chi t’ode, o legge,
Col poter d’un vocabolo procacci,
305Per diletto che dái, ricever plauso,
Vocabol trova, che in ciascun de’ membri
Piaccia, e, vie meglio, nell’intero corpo;

  1. Adamo Fumáno e Scipione Maffei cantarono latinamente, l’uno la Logica, l’altro l’Aritmetica.