Pagina:La sciarada, appendice alle antiche poetiche.djvu/19

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 18 ―

Quinci pecca, lo scopo in obblio posto,
Chi del nostro sermon fra i cimiteri,
Indigeno sciakal, 1 s’aggira e raspa,
385Disotterrando scheletri di voci,
Nel morto mar delle biografie
Nomi incogniti pesca, dalle mappe
Municipali trae, non gloriosi,
Un fiumicello, una collina, un borgo.
390Vale senza il primier, del castron l’altro
Discorse il mal, nuoce a’ destrieri il tutto:
Chi formella dirà? sentor ci giunse
Di for per senza? al medico d’Altino,
Mella, e al dettato sul castron chi pensa?
395Nè pure, io credo, il Tragediante d’Asti,
Benchè di sè cantasse imbianco il pelo
Questa lingua scrivendo e non sapendo,
Dotto nel sermon nostro, e di cavalli
Amoroso del par, come scaltrito,
400Che domarli sapea, sapea curarli,
Potuto avria sclamar formella, il morbo,
Che i suoi diletti corridori offende
Tra la giuntura e la corona appunto
Del lor piè, vicino alla pastoia.
405È ver che gli adunati e colti amici
Molto a vicenda imparansi, e che bello
È più istrutti partir fin da un trastullo;
Ma riposti chi vuol dottrinamenti
A quei fondachi va, che il prisco Egitto
410Intitolò farmacopea dell’alme,
E gli Ambrosoli vi consulta e i Gamba,
Nè, seduto su morbidi cuscini,
Caffè sorsando, bisbigliando amori,
Vagheggia d’un vocabolo il conquisto.
415Quindi, se cercherà notizie apprese

  1. Animale dei climi caldi, tra il cane e il lupo, che ha questa proprietà.