Pagina:La sciarada, appendice alle antiche poetiche.djvu/18

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345Il mio primo t’accoglie? assai l’ho caro:
Caro il secondo ho pur, se raggirarti
Fra lui ti piaccia, allor che ai prati in grembo
Anco le Belle invita il gajo autunno:
Sconfessarti non vo’ ch’io son l’intero,
350Io nel tuo foco sempre, e sempre vivo.
Di nomi al tutto, che solinghi stanno,
Ambedue questi enigmi, maggiorana,
Compongonsi, qual vedi, e salamandra,
E per ciò, credo, e perchè obbietti varii,
355Campestri, sollazzevoli, amorosi,
Colorano al pensier, di grazia ignudi
Non vanno: han grazia le parole anch’esse,
Ch’erudite si chiamano, notando,
Non già gli obbietti agevoli e comuni,
360Che in monti in valli in borghi ed in cittadi
Scontra ciascun, ma gli altri al vulgo oscuri,
Che de’ gran savii attigni entro ai volumi.
Ignora il vulgo la congiura ordita
Contro Augusto da Cinna, ed il lodato
365Verso non men che riordilla in Francia:
Il satirico Momo, che detrasse
Ai sandali divini, alle perfette
Membra di Citerea nulla potendo
Detrarre, ignora; e l’Indiana scorza,
370Che l’odorato vellica ed il gusto,
Ei cannella dirà, non cinnamomo.
Ma quante, e quanto care ai culti ingegni,
Non pote suscitar reminiscenze
Questo dotto vocabolo! Soverchia
375Non sia per altro la dottrina. Scopo
È dell’enigma il tollerato stento
D’un meditar, non troppo intenso o lungo,
Ristorar col diletto e coll’onore
D’una trovata astrusità; trovarsi
380Dunque denno gli enigmi, e cinti dunque
Esser non denno di perpetua notte.