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la scotennatrice 73

corsa attraverso la prateria non aveva perduto, perchè assicurato dal sottogola, e seguì Sandy Hook, senza manifestare alcuna apprensione.

Diamine!... Era un figlio della potente Inghilterra dalle braccia lunghe, sempre pronta a proteggere i suoi sudditi in qualunque angolo del mondo si trovassero, sì o no?

Un lembo della tenda fu alzato ed i due uomini entrarono.

Attorno ad un fuoco che ardeva nel centro, spandendo un fumo abbastanza noioso, stavano seduti su due crani di bisonte, le cui corna servivano da bracciali, due persone: una giovane donna ed un vecchio pelle-rossa tutto rugoso, colla capigliatura però ancora nera quantunque piuttosto rada, il quale fumava placidamente il calumet ben colmo di morike, ossia di tabacco fortissimo spruzzato d’acquavite.

Erano Minnehaha, la figlia di Yalla, e suo padre Nube Rossa, il gran sakem dei Corvi.

Minnehaha non era più la piccola monella che i lettori delle Frontiere del Far-West hanno conosciuta e che pure, fino da allora, aveva dato tanto da fare agli scorridori di prateria del disgraziato colonnello Devandel.

Si era sviluppata meravigliosamente e nulla aveva da invidiare a sua madre, la bellissima e terribile Yalla, l’anima dell’insurrezione indiana del 1863.

Era una bella donna di venticinque o ventisei anni, alta, slanciata, coi capelli e gli occhi nerissimi, i lineamenti energici e la pelle solo leggermente bruna, con delle indefinibili sfumature rossastre.

Portava sul capo un largo cerchio d’oro sorreggente tre penne di falco nero delle Montagne Rocciose e l’avvolgeva tutta uno di quei magnifici mantelloni di lana di montone selvatico, adorno di lunghe frange e con numerosi ricami che raffiguravano tanti uccelli neri.

Volevano raffigurare l’Uccello della Notte, suo fratellastro, fucilato nella gola del Funerale quindici anni prima, dal colonnello Devandel, durante le prime avvisaglie delle cinque nazioni indiane? Era probabile.

Nube Rossa, alto, massiccio ed ancora gagliardo malgrado la sua tarda età, indossava invece il pittoresco costume dei guerrieri della sua nazione.

Aveva sul capo un diadema di penne multicolori infisse in una benda di stoffa azzurra; una casacca di pelle di daino non conciata, abbellita da cordoncini rossi; calzoneros scotennati verso il fondo con capigliature umane, e le gambe strette da mocassini di pelle bianca, ricamati.

Vedendo entrare l’inglese, Minnehaha si era alzata di scatto, fissandolo coi suoi occhi nerissimi, ripieni di ardore selvaggio.

— È questo l’uomo che hai trovato nella prateria? — chiese a Mocassino Rosso.

— Sì, Minnehaha.

— E gli altri?