Pagina:La signora dalle camelie.djvu/27

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comprendere la forza del mio amore... e non era questa sera che io avrei dovuto scegliere per palesarlo.

Margherita. Sarebbe stato meglio che ne aveste deposto del tutto il pensiero.

Armando. E perchè?

Margherita. Perchè da questa vostra ingenua confessione non ne potrebbero risultare che due conseguenze. O che io non vi credo, ed allora, se non è esagerazione la vostra, voi ne soffrireste troppo; o che vi credo, ed allora poi sareste obbligato a passare dei giorni tristi accanto ad una donna ammalata, bizzarra, allegra, se volete, ma d’una allegria che uccide più del dolore; d’una donna che spende centomila lire all’anno. Tutto questo è buono per un vecchio come il duca di Mauriac, che nel vedermi, nello stringermi la mano ravvisa la figlia sua, che sacrifica le sue sostanze per mantenermi in questo lusso che lo rovina: ma non per voi, Armando, per voi, che passate la vostra vita in mezzo ai balli, alle passeggiate, ai teatri, dove nobili dame, con un labbro forse più mendace del nostro, colla faccia coperta dai loro ventagli, vi ripeteranno parole d’amore. Or via, siamo ragionevoli, signor Duval, datemi la vostra mano, e rientriamo nella gran sala; a quest’ora forse già avranno sparlato della nostra assenza.

Armando. Rientriate, se lo volete, o signora, io non mi muoverò da questo luogo.

Margherita. E perchè?

Armando. Perchè la vostra gioia febbrile, perchè quel riso che appena sfiora le vostre labbra mi fa troppo male.