Pagina:La signora dalle camelie.djvu/49

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vanno dicendo, ma per il loro amor proprio. Noi occupiamo il primo posto nella loro vanità; l’ultimo nella loro stima. Noi abbiamo degli amici, come il signor de Rieux, Varville, e delle amiche, come la signora Davernoy. La loro amicizia è spinta sin all’adorazione, non mai sino al disinteresse. Poco a loro importa il conoscere se la nostra riputazione è buona o cattiva, purchè possano venire nei nostri palchetti, o sederci al fianco nelle nostre carrozze. Per cui d’intorno a noi tutto è voluttà, onta e menzogna... Io sognava dunque, senza palesarlo ad alcuno, di trovare un uomo che fosse abbastanza innamorato di me per non domandarmi conto delle mie più semplici azioni; quell’uomo l’aveva trovato nel duca, ma la vecchiaia nè protegge, nè consola, ed il mio cuore cercava un amore ben più possente di quello d’un padre. Allora ho ritrovato voi, giovane, ardente e felice. Le lagrime che v’ho visto a spargere per me, l’interesse che prendeste per la mia salute, le vostre visite misteriose durante la mia malattia, la vostra lealtà, il vostro entusiasmo, tutto mi parlava in vostro favore; allora come una povera pazza ho confidato il mio avvenire al vostro amore. Mi sono ricordata della mia infanzia, ho sognato una campagna, la felicità: era il cercar l’impossibile! Una vostra parola me l’ha provato; il giorno è sorto, ed il fantasma è scomparso. Avete voluto tutto sapere; ora non ho più nulla a dirvi.

Armando. E voi credete che dopo tali parole io possa lasciarvi? Ah! no, Margherita, il vostro sogno si compirà, ve lo giuro. Dite quello che debbo fare e vi obbedirò.

Margherita. Non m’ingannate, Armando?