Pagina:La statistica e i suoi metodi.djvu/10

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cetto presente, nella sua forma più generale. Nè veggo poi per mia parte che il nome di Statistica sia da appuntarsi tanto di barbaro, come da alcuno si è fatto; nè ad ogni modo è cosa cotesta che rilevi gran che. Altre scienze, per tale rispetto, non si trovano punto a miglior partito.

Col nome (o poco appresso) veniva l’ordine, il metodo, l’autonomia scientifica, ciò che veramente importa; e se ne reca concordemente il merito all’Achenwall (uomo, non di genio, ma di metodo esso medesimo), il quale professava all’Universita di Gottinga intorno alla metà del passato secolo.

È quello, come vi accennava, il primo momento, in cui la Statistica dimanda un posto suo proprio nell’enciclopedia delle scienze di Stato; e le viene assegnato quasi disciplina che si tramezzi fra la Storia e la Politica. La Storia, dicevasi, guarda al passato; la Politica si riteneva avesse a guardare all’avvenire; restava il presente, e parve dover esser questo il campo riservato per la Statistica.

Ritrarre nel presente la fisionomia dello Stato, affigurarlo a questo momento in tutte le cose notevoli che vi si attengono: — tal era l’uffizio che allora credevasi dover riconoscere alla Statistica, e tale è stato il suo primo, originario concetto.

In appresso tale concetto si determina meglio, e in qualche parte si trasforma o modifica, per un procedimento critico che si continua per tutto il secolo scorso, e non può dirsi intieramente posato nemmeno a’ dì nostri.

L'idea del presente, il presente per sè, obbiettivo (come parlano i Tedeschi), è presto abbandonata, e vi si sostituisce quella di un’attualità nel tempo, anche passato, qualunque pur sia.

Al posto di quell’idea indistinta e poco scientifica di cose notevoli dello Stato, subentra via via un concetto