Pagina:La statistica e i suoi metodi.djvu/14

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il retaggio, e quasi l’essenza stessa della Statistica; e non vi è possibilità vera di scienza che a questo patto e per questa via.

Nè vi sgomenti il concetto ed il nome di quel calcolo delle Probabilità, come un tempo generalmente lo s’intendeva, e ancora lo s’intende dal maggior numero. Oggi quel calcolo non ha che un solo capitolo veramente importante, ed è il capitolo che riguarda la teorica degli errori di osservazione, creata dagli studi che or ora vi ricordava; e il suo ufficio in tutta la scienza è semplicemente di accertare e formulare ciò che nei fatti osservati può esservi di costante e normale, mediante l’eliminazione di ciò che vi s’incontra di accidentale ed anomalo. Tutto questo non potea rimanere senza efficacia anche nel concetto e nell’indirizzo generale della Statistica.

La forma del metodo ha naturalmente deciso anche di quella della materia da elaborarsi; il dato quantitativo, numerico, ha preso sempre più il disopra, rispetto al dato puramente descrittivo, per un procedimento che trova un riscontro anche nelle scienze fisiche, dove il progresso consiste per gran parte nel sostituire all’espressione delle qualità quella delle funzioni quantitative corrispondenti; e si è potuto disputare, come ancor oggi si disputa (e avremo noi pure a toccarne ad altra occasione), se il numero non sia affatto essenziale alla Statistica; e tanto, da porger esso il carattere vero, ed il solo, per cui la Statistica si differenzi da altre discipline, che le sono congeneri, o cadono parzialmente sugli stessi soggetti. Per altra parte sorgeva non è molto in Germania un’idea, che ancora vi si agita, ed anzi accenna a farvisi più vivace; cioè se non sieno da distinguersi e tenere disgiunte due discipline differenti: l’una, essenzialmente descrittiva, e di ragione storica, la Statistica di Achenwall, la Statistica accademica, ossia delle Universi-